Gli studi epidemiologici internazionali dimostrano che l'emicrania colpisce il 12% della popolazione con particolare interessamento del sesso femminile (rapporto 2:1 rispetto al sesso maschile) e con eta' di insorgenza compresa fra 25 e 55 anni, il periodo piu' produttivo della vita di un individuo. La natura episodica del disturbo, la sua prevalenza nel sesso femminile e il limitato ricorso alle visite mediche sono elementi  che contribuiscono alla sottostima del costo sociale dell'emicrania.
Un vecchio studio epidemiologico condotto nel Galles negli anni '70  dimostrava infatti che solo il 23% delle donne  che soffriva di emicrania aveva consultato un medico nell'anno precedente allo studio, e che il 46% non si era mai rivolta ad un medico. Uno studio pubblicato nel 1992, condotto da Rasmussen ed Olesen su 740 soggetti affetti da mal di testa, ha riscontrato che fra i pazienti emicranici  solo il 16% si e' recato dallo specialista, il 3% ha richiesto cure ospedaliere, il 56% e' in genere visitato dal medico curante.
La valutazione dell'impatto sociale ed economico  di una malattia prevede oltre alla quantificazione dei costi diretti  ed indiretti della stessa, anche una misura della qualita' della vita che ci permetta di valutarne l'impatto sull'individuo.
Si definiscono costi diretti di malattia le spese legate all'impiego  di risorse economiche per la gestione del paziente nelle fasi di prevenzione, diagnosi e cura; i costi indiretti sono legati al tempo sottratto allo svolgimento di attivita' lavorative a causa della malattia, ed i costi intangibili sono invece quelli di natura psicologica e sociale, l'ansia e il dolore causati da una patologia sul paziente, sui suoi famigliari e  sui suoi rapporti sociali.
Con l'emicrania ci troviamo di fronte ad una malattia i cui costi indiretti e quelli intangibili superano di gran lunga quelli diretti, tanto che si tratti di interventi diagnostici, quanto terapeutici.
Le voci di costo piu' rilevanti sono, infatti, quelle che prendono in esame il tempo sottratto alle attivita' lavorative retribuite (definite come quantita' di ore lavorative perse e di ore di ridotta efficienza lavorativa) ed anche alle attivita' lavorative non retribuite (come attivita' domestiche trascurate). In uno studio statunitense del '92 Osterhaus e Gutterman hanno fornito una stima dei costi indiretti della malattia  valutando il tempo sottratto alle attivita' lavorative retribuite a causa dell'emicrania. La perdita di produttivita' stimata, riferita al campione esaminato, era compresa fra 5.6 e 17.2 miliardi di dollari l'anno. Studi simili, volti ad evidenziare i costi annui individuali della patologia, sono stati condotti anche in Inghilterra, Canada e Olanda.
Altra non trascurabile voce, non quantificabile in termini monetari, riguarda il costo sociale dell'emicrania, che considera la modificazione delle attivita' sociali e ricreative e gli stati d'animo del paziente in termini qualitativi. La qualita' della vita del paziente emicranico e' fortemente condizionata dal carattere cronico della patologia che, pur non riducendo l'aspettativa di vita di chi ne soffre, ne condiziona il benessere. Questo dato e' spesso poco quantificabile e viene spesso trascurato.
Le voci di costo dell'emicrania si riferiscono pertanto soprattutto all'incidenza di assenza dal lavoro, alla perdita di efficienza lavorativa, alla riduzione della qualita' della vita del paziente e, solo in ultimo, al consumo di risorse medico-sanitarie.
Fabio Antonaci
C.T. Ottobre 2000




Emicrania....ma  quanto mi costi ?
This page was last updated on: July 5, 2009