La maggior parte dei pazienti che consultano un neurologo soffre di cefalea. E' necessario porre una diagnosi di certezza in modo da garantire che quel numero ristretto di pazienti con patologie organiche venga identificato e trattato appropriatamente. Nella maggioranza dei casi se dopo un esame clinico ed opportune indagini strumentali, non si evidenziano patologie, in questi casi, in base alle caratteristiche del dolore, si può fare, diagnosi di emicrania o di cefalea di tipo tensivo. Oggigiorno è disponibile una grande varietà di farmaci in grado di ridurre la durata, frequenza ed intensità delle crisi di cefalea.
Studi epidemiologici
Gli studi epidemiologi condotti fino agli inizi degli anni '80 sono stati ostacolati da due principali fattori:1) La maggior parte dei pazienti che soffrono di cefalea fa ricorso all'automedicazione e solo una minoranza si rivolge al medico;2) Solo da un decennio sono stati definiti i criteri clinici per distinguere i pazienti affetti da emicrania da quelli con cefalea di tipo tensivo. La classificazione della Società Internazionale delle Cefalee (IHS), pubblicata nel 1988, ha dato il via a numerosi studi epidemiologici che si sono basati su un campione della popolazione generale. I dati relativi alla prevalenza (ovvero il numero totale dei soggetti affetti in un certo periodo), ad un anno dall'inizio dello studio, oscillano tra il 2.4% ed il 6.1% negli uomini e tra il 12.9% e il 17.6% nelle donne.L'emicrania diventa più frequente con l'età, almeno fino a 40 anni; la prevalenza più bassa si osserva nella fascia di età compresa tra 21 e 30 anni. Lo studio danese di Rasmussen e collaboratori ha determinato anche la prevalenza ad un anno della cefalea di tipo tensivo, che è risultata pari all' 86% nelle donne ed al 63% negli uomini. Il rapporto donne/uomini è, quindi, di 5:4 per la cefalea di tipo tensivo, mentre risulta di 3:1 per l'emicrania. Il gruppo di Rasmussen ha osservato, inoltre, che la prevalenza della cefalea di tipo tensivo si riduce con l'età, contrariamente a quanto avviene con l'emicrania. Dallo studio è inoltre emerso che molti pazienti classificati come emicranici non erano stati diagnosticati con precisione. In uno studio americano di Lipton e collaboratori il 59% delle donne ed il 71% degli uomini affetti da cefalea non avevano mai consultato un medico. Dati analoghi sono stati ottenuti in Canada. Negli studi europei, queste percentuali sono più basse, ed è probabile che si riducano ulteriormente con il diffondersi di adeguate informazioni nella popolazione generale.
Disabilita'
Gli attacchi di cefalea possono spesso determinare una significativa disabilità. E' possibile addirittura riscontrare un'invalidità da emicrania. In un'altra indagine, condotta in Danimarca da Rasmussen, il 39% dei pazienti affetti da emicrania perdeva da 1 a 7 giorni lavorativi all'anno ed il 5% da 8 a 14 giorni. Di maggiore rilevanza è la riduzione dell'efficienza lavorativa, che è stata valutata, durante un attacco, pari al 40% nelle donne rispetto al normale ed al 50% negli uomini. La cefalea di tipo tensivo può essere complessivamente responsabile di un maggior grado di invalidità, rispetto all'emicrania. Uno studio canadese ha riscontrato che il 31% dei pazienti affetti da emicrania non riusciva a condurre una vita familiare normale ed il 30% ad espletare le attività sociali. Il tasso di disoccupazione dei pazienti affetti dalle forme medio-gravi di emicrania non differisce da quello della popolazione generale, mentre è quattro volte superiore nei soggetti affetti da crisi severe di emicrania. Negli Stati Uniti hanno calcolato che la perdita di produttività è pari a circa 1.4 miliardi di dollari all'anno.A questi costi devono essere aggiunti quelli dell'assistenza sanitaria, pur tenendo conto della frequenza relativamente bassa con cui questi pazienti si rivolgono al medico. Se non viene condotta un'appropriata valutazione clinica, gli esami strumentali e il ricovero ospedaliero costituiscono dei costi aggiuntivi anche rilevanti.La maggioranza dei pazienti, naturalmente, ricorre all'automedicazione con prodotti da banco. L'avvio di una profilassi farmacologica implica, comunque, costi ulteriori che, di fatto, possono essere particolarmente onerosi, anche se l'efficacia di questi prodotti è in molti pazienti indiscutibile.
Ma cosa fare?
La cefalea rappresenta un grave problema sociale. Molte persone soffrono in silenzio, ma si farebbero avanti se i trattamenti disponibili fossero più efficaci e meno costosi. I datori di lavoro hanno iniziato a rendersi conto dell'importanza delle assenze per malattia e ad accettare la necessità di convincere i propri dipendenti a richiedere un intervento medico, che può risultare molto efficace. Occorrono studi epidemiologici più estesi condotti secondo i criteri della IHS per meglio definire il problema e pianificare la spesa sanitaria.I pazienti che lamentano cefalea meritano di essere studiati accuratamente. E' essenziale escludere la possibilità diagnostica di una emorragia subaracnoidea, di un'arterite temporale, di una malformazione di Arnold-Chiari, e di altre patologie che richiedono un trattamento specifico e non necessariamente si associano a rilievi patologici alla TC cerebrale. La possibilità di eseguire facilmente una TC non consente, tuttavia, di omettere una meticolosa valutazione clinica del paziente. E' infine auspicabile che i soggetti con cefalea, vengono "filtrati" da medici generici appropriatamente addestrati e che facciano riferimento allo specialista solo nei casi in cui il paziente non risponde alla terapia o vi sono dei dubbi diagnostici.
Fabio Antonaci
(C T - Aprile 1999)