Il cefalalgico visto di profilo:
Numerose ricerche confermano la comorbidità psichiatrica delle cefalee: esse vengono spesso valutate in concomitanza con disturbi dell'umore, disturbi somatoformi, disturbi di panico e altri disturbi ansiosi. Infatti, vi sono persone che soffrendo cronicamente di mal di testa tendono poi a sviluppare stati depressivi, più o meno gravi, che vengono considerati "secondari" non perché meno importanti, ma perché sono successivi, ossia dovuti ad una reazione psicologica conseguente al cronicizzarsi della cefalea. Per l'emicranico, ad esempio, è molto difficile potere partecipare ad attività lavorative e ricreative e mantenere una vita di relazione con parenti, amici e colleghi. Questo può causare sentimenti di colpa e ansia, o limitare le prospettive future. Un dolore che affligge un individuo 2-3 o più volte alla settimana, oppure tutti i week-end, o nelle donne ad ogni ricorrenza mestruale, turba non solo lo stato fisico, ma anche il benessere psicologico, il buon umore, la vitalità, l'equilibrio socio-familiare e cioè la "qualità della vita".
In altri casi invece, l'ansia e la depressione rappresentano le malattie principali ed il dolore alla testa appare essere solo uno dei differenti sintomi con cui la sofferenza psichica si manifesta. In realtà, se in alcuni pazienti una patologia può precedere o favorire l'altra, è più probabile che coesistano e abbiano origine da un terreno comune: da analoghe modificazioni biologiche, da medesimi eventi psicosociali stressanti o dagli stessi fattori ambientali. Lo specialista, quindi, deve conoscere a fondo la tipologia del paziente cefalagico. Da qui nasce l'esigenza, in svariate situazioni, di affiancare, alla visita neurologica l'esame psicodiagnostico che si avvale di alcuni test per capire la personalità del paziente, la condizione ansiosa e/o depressiva e le capacità adattative che rispecchiano lo stato di benessere fisico, mentale e sociale e non solo la presenza o assenza di malattia ed infermità.
Tra i test clinici utilizzati negli Stati Uniti ed attualmente in Italia il Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI-2) fornisce una chiara immagine degli aspetti essenziali del profilo sintomatologico del paziente, degli atteggiamenti e dei tratti di personalità. Spesso la persona afflitta da cefalea "comunica" attraverso il test, autosomministrato, la presenza di notevoli dolori fisici e difficoltà di adattamento psicologico, lamenta scarsa energia, debolezza, tensione ed irritabilità; viene cioè manifestata la classica "sintomatologia da conversione". La tendenza preminente è quella di sviluppare sintomi fisici in reazione allo stress. Il soggetto appare passivo e anassertivo nelle relazioni, ricerca attenzione e manifesta il desiderio di essere accudito. Le capacità di "insight" sono scarse (vi è difficoltà a riconoscere le cause psicologiche sottostanti alle problematiche in atto) poiché il soggetto mostra una insufficiente consapevolezza del legame intercorrente tra le emozioni e i processi somatici e usa il "linguaggio somatico", ossia esprime i propri conflitti attraverso il corpo. Nelle persone con questo profilo emerge spesso un disturbo somatoforme in concomitanza a cefalea cronica. Il test rileva inoltre quali sono le percezioni sociali del paziente ed i suoi stili di intereazione con gli altri (introversione-estroversione). Il profilo che emerge nei cefalagici è frequentemente caratterizzato da una mancanza di fiducia in sé stessi e nelle relazioni sociali, prevale l'isolamento e l'alienazione dagli altri, vi è ruminazione improduttiva, ideazione eccessiva con ossessioni che causano una rigidità inflessibile caratterizzata da atteggiamenti eccessivamente formali ed ipercontrollo con difficoltà ad utilizzare nuovi comportamenti. Un altro fattore che influisce negativamente sul trattamento della cefalea è la possibilità che la persona abbia un problema di abuso di sostanze (analgesici, alcool, droghe ecc.) non riconosciuto e che il test è in grado di individuare.
Vi sono anche altri strumenti che vengono usati per rilevare le dimensioni dell'ansia e della depressione: le Scale di Zung hanno come obiettivo l'autovalutazione dello stato ansioso e dei sintomi depressivi, così come quelle di Hamilton che vengono impiegate per l'eterovalutazione di entrambe le psicopatologie.
In un approccio clinico completo appare, dunque, necessario che questi strumenti di valutazione e quantificazione vengano presi in considerazione non solo per la loro funzione di "esame oggettivo" complementare all'esame neurologico ma, soprattutto, per il riconoscimento delle dimensioni psicopatologiche nella diagnosi e cura delle cefalee.
Enrica Zeccara