Un dolore lancinante e improvviso, come una scossa elettrica che si irradia su un lato del viso. Chi ha sofferto di nevralgia del trigemino sa che è impossibile resistere a lungo a questo malessere.
L'infiammazione del trigemino è un disturbo relativamente raro, che colpisce tra le 100 e le 150 persone ogni 100 mila: interessa in misura maggiore le donne e, nella maggioranza dei casi, individui di età superiore ai 60 anni.
Di che cosa si tratta
E' un'infiammazione che colpisce il nervo trigemino e provoca un dolore lancinante,
che interessa, di solito, la fronte e l'occhio oppure la parte superiore della guancia o la mandibola fino al mento.
* Le crisi dolorose sono simili a una scossa elettrica oppure paragonate al dolore che si prova in caso di frattura di un dente. Generalmente, sono di breve durata (da pochi secondi a un paio di minuti circa) e intervallate da momentanee pause di benessere, ma si possono ripedetere decine e decine di volte nella giornata.
* In certi casi, fortunatamente rari, tra una fitta e l'altra, permane una fastidiosa sensazione di indolenzimento oppure un dolore sordo. Le persone più sfortunate, invece, non hanno un attimo di pausa: le crisi, per periodi anche di settimane, si susseguono in maniera praticamente ininterrotta.
* Il dolore colpisce, di solito, una sola parte del volto. Solo molto raramente, si presenta in forma bilaterale. E sebbene non sia affatto una malattia ereditaria, gli specialisti hanno rilevato alcuni casi di familiarità (cioè una maggior predisposizione al disturbo se un membro della famiglia ne ha già sofferto).
* Quale che sia la manifestazione, comunque, la nevralgia del trigemino è un disturbo così sgradevole che costringe chi ne soffre a rivolgersi nel più breve tempo possibile al medico.
Primaria e secondaria
La nevralgia del trigemino si distingue in primaria e secondaria:
* la forma primaria o essenziale non ha una causa specifica. Non è noto, insomma, il motivo per cui il nervo si infiamma e causa dolore. Talvolta, si può riscontrare un'anomalia dei vasi sanguigni (una piccola malformazione o un aneurisma), oppure semplicemente un vaso con un decorso un po' bizzarro intorno al nervo che provoca una maggiore pressione sul trigemino e lo irrita, contribuendo quindi a scatenare il disturbo. La compressione dei vasi avviene a livello del ganglio del trigemino, da cui partono poi le ramificazioni nervose.
Questo fenomeno, comunque, non può spiegare tutti i casi di nevralgia del trigemino e non si riscontra in tutte le forme primarie.
* La nevralgia secondaria è invece legata ad altre malattie (per esempio, la sclerosi multipla o un tumore magari benigno del nervo acustico, ma anche un'infezione da Herpes Zoster). In questo caso, l'infiammazione del nervo è sostanzialmente una delle conseguenze del disturbo principale.
Quando si "confonde" con altri disturbi
Molte nevralgie e cefalee sono primitive, nel senso che non se ne conoscono realmente le cause. Anche per questo motivo, molto spesso la nevralgia del trigemino viene inizialmente confusa con altri disturbi:
* in particolare, essa si confonde con la cosiddetta cefalea "a grappolo". Entrambe hanno sintomi simili: il dolore compare dallo stesso lato (e solo da un lato), nella stessa sede e si manifesta con fitte molto intense, che durano poco ( da 30' a un'ora e mezzo) ma si ripetono nell'arco della giornata e spesso di notte.
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Quale nervo
Che cos'è il nervo trigemino? E' il quinto nervo cranico, che innerva la faccia. Si tratta di un nervo "misto": ha, cioè, funzioni motorie e sensitive. Trasmette al cervello gli stimoli della sensibilità e, sempre dal cervello, riceve gli impulsi motori.
In realtà, si tratta di una coppia di nervi, che si diramano sia a destra che a sinistra del cranio, dividendosi in tre branche:
* il nervo oftalmico che innerva il naso, la fronte, le palpebre, la cornea, l'iride, la pupilla e il cristallino;
* il nervo mascellare, che provvede alla sensibilità dei denti dell'arcata superiore;
* e il nervo mandibolare, che contiene fibre deputate alla sensibilità della lingua e dei denti dell'arcata inferiore e fibre motrici per i muscoli della masticazione.
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I gesti che scatenano il dolore
Una caratteristica tipica di questa nevralgia è l'esistenza di comportamenti o fattori che scatenano il sintomo doloroso: sono, in sostanza, dei "detonatori" della nevralgia e variano a seconda della sensibilità individuale delle persone.
Per esempio, per far scoccare la scintilla basta:
* truccarsi o struccarsi, o farsi la barba nella "versione maschile"
* lavarsi i denti;
* parlare o masticare o sbadigliare;
* talvolta, bastano le semplici sollecitazioni che si producono camminando;
* anche le sensazioni di caldo e di freddo, magari di una bevanda, sono potenziali attivatori della crisi di dolore.
Solo l'esperienza, purtroppo, insegna a ciascuna persona a riconoscere quali sono i personali fattori scatenanti e a evitarli.
La diagnosi
La diagnosi di questa malattia si avvale di alcuni esami strumentali, grazie ai quali è oggi possibile, rispetto al passato, definire la vera natura del disturbo:
* grazie agli esami specialistici, in pratica, oggi si scoprono nevralgie del trigemino secondarie (cioè dovute ad altri disturbi). Questi stessi casi, prima di avere a disposizione strumenti di diagnosi molto precisi, venivano definite come nevralgie primarie.
Per la diagnosi è necessaria innanzitutto una visita specialistica dal neurologo, per escludere la presenta di altre malattie neurologiche.
* Il medico puo' consigliare uno studio dei riflessi trigeminali: controlla, cioè, il riflesso trigeminofacciale, che si ottiene con uno stimolo meccanico sopra l'orbita oculare (con questo stimolo, l'occhio tende a chiudersi; si produce, in sostanza, un di ammiccamento); una alterazione del riflesso depone per una forma secondaria.
* Puo' successivamente essere prescritta una risonanza magnetica, che consente allo specialista di studiare a fondo il trigemino e osservare se, per esempio, è presente un contatto tra il nervo e i vasi sanguigni circostanti.
Le cure
La nevralgia del trigemino è una malattia che può essere curata con farmaci specifici oppure, nei casi realmente resistenti, con un intervento chirurgico.
I farmaci
Nella maggioranza dei casi, le nevralgie primarie rispondono efficacemente alla cura farmacologica.
* I farmaci vengono somministrati per "stabilizzare" la membrana del nervo che provoca le scosse dolorose. Per questa cura si usano prevalentemente farmaci antiepilettici (per esempio, carbomazepina, lamotrigina e topiramato).
* Queste sostanze, in pratica, innalzano la soglia di scarica delle cellule nervose , oltre la quale parte lo stimolo doloroso (come se rendessero il nervo più "resistente" alle sollecitazioni). Talvolta, associato agli antiepilettici, viene somministrato anche un farmaco miorilassante (Baclofen), che agevola l'effetto barricata nei confronti degli stimoli.
* La cura, di solito, inizia con la somministrazione di un solo farmaco: in un secondo tempo, se non si ottiene alcuna risposta positiva, si associano più antiepilettici oppure un antiepilettico e il miorilassanti.
* Si deve tener presente che il trattamento con questi farmaci va iniziato gradualmente, fino a raggiungere la dose necessaria e la persona, nel frattempo, deve essere tenuta sotto controllo medico per possibili effetti collaterali (per esempio, nausea, vertigini, sbandamenti nella marcia) e con particolare attenzione alla funzionalità di fegato e reni.
Il dosaggio dipende, comunque, sempre dal caso singolo e dalla persona: è strettamente personalizzato e di responsabilità esclusiva del medico specialista, che valuta in base alla sua diagnosi.
L'intervento
In alcuni casi, ma sono veramente sporadici, la malattia non regredisce nonostante la terapia farmacologica e il paziente deve essere sottoposta a intervento chirurgico.
Esistono diverse tecniche:
* una tecnica molto recente e di buoni risultati è l'intervento con radiofrequenza, che consiste nello stimolare il nervo, a livello del ganglio, con scariche emesse da una sonda (applicata sopra il ganglio del trigemino). Queste scariche di radiofrequenza hanno l'obiettivo di ledere, distruggere, quelle cellule nervose responsabili delle scariche dolorose.
Questa tecnica ha un'alta percentuale di successo e il trattamento, eventualmente, si può ripetere.
* Non è affatto invasivo per il malato (si pratica con la persona sveglia) e non ci sono significativi effetti collaterali, a parte una sensazione di insensibilità e indolenzimento della parte nei giorni successivi.
* Un'altra soluzione è l'intervento di decompressione: sempre con un sondino, si interviene cercando di "staccare" l'eventuale contatto tra il nervo trigemino e un vaso sanguigno circostante. L'intervento viene praticato con tecnica microchirurgica (non è cioè necessaria un'operazione "a cielo aperto"): il sondino che viene introdotto a livello del nervo porta, all'apice, una sorta di palloncino che, gonfiandosi, elimina eventuali aderenze tra nervo e vaso.
* L'intervento più invasivo è quello con "Gammaknife": è necessario operare "a cielo aperto" (cioè aprendo i tessuti), in modo da raggiungere il nervo e lesionare direttamente le fibre nervose responsabili delle scariche dolorose. Essendo un'operazione abbastanza traumatica e invasiva, di solito è l'ultima opzione di cura, scelta dopo che i farmaci o le altre tecniche di intervento non si sono rivelate efficaci e risolutive.
In pratica
A chi rivolgersi
La nevralgia del trigemino va diagnosticata e risolta tempestivamente. Ma gli strumenti a disposizione ci sono.
Per sottoporsi a una visita specialistica e trovare, quindi, una cura adeguata, è consigliabile rivolgersi ai "Centri Cefalee" presenti in molti ospedali in tutta Italia.
Dizionario
Antiepilettici: farmaci usati nella cura dell'epilessia.
Miorilassanti: sostanze che provocano un rilassamento dei muscoli.
Risonanza magnetica: esame che fornisce indicazioni sulle proprietà dei tessuti.
Servizio di Arianna Strada
Con la consulenza del dottor Fabio Antonaci, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Neurologiche, Università di Pavia, Istituto Neurologico "C. Mondino".